Tonino Lepore aveva 56 anni e il giorno del mio compleanno si è spento per un cancro del pancreas come Steve Jobs. Era un omino basso e schivo, sigaretta in bocca, e qualcosa di selvatico negli occhi. Tonino era il mio postino e non sembrava proprio tutto a posto. Era sempre di fretta, ci salutavamo distrattamente, si arrabbiava pure se non scendevo veloce a prendere le raccomandate. Ma sorrideva anche, a volte. L’ultima volta che l’ho visto era alla fermata del bus di corso Alfieri, stanchissimo, ancora con la sua borsa a tracolla e la divisa. Ho pensato, chissà dove abita, chissà che vita che ha dopo tutto questo su e giù per Asti. Nemmeno sapevo il suo nome, e nemmeno in fondo in fondo mi interessava. Per me era il postino e basta.

Questa non è una tristissima storia di fine anno con lezioncina morale, perché in fondo non ero per niente legata a questo uomo, centinaia di persone si spengono ogni giorno. Piuttosto, questa storia è un augurio. Di imparare a vedere oltre. Perchè solo oggi ho scoperto che quell’omino sfuggente che si sfiancava tutto il giorno a consegnare la posta, ogni giorno sole-neve-freddo-pioggia da anni, era un artista. E faceva foto bellissime sotto lo pseudonimo di Nessuno.

Bravo Tonino che mi hai fregata. Che i veri artisti lo sono nel cuore e non hanno bisogno degli aperitivi a Brera e dei viaggi a New York. Auguri!